Sulla soglia . . . si dicono cose che non si direbbero mai altrove
“Sulla soglia, so che tutto può capovolgersi. Su quella breccia del tempo e dello spazio, tra passato e futuro, tra dentro e fuori, noi riprendiamo i nostri tratti distintivi, dopo aver tanto condiviso, tanto investito, o, al contrario dopo aver constatato che non abbiamo granché da condividere, da investire insieme. E’ una necessità separarsi, che fa parte della maturazione di un apprendistato personale. Ma è anche un rischio, il rischio di andare di nuovo da soli senza appoggio e di sentirsi a volte ancora più soli di prima.
[. . .] Ne avvengono di cose sulla soglia, in quell’intervallo in cui ci si sta per separare, ma in cui si è ancora insieme. Si dicono cose, sulla soglia, che non si direbbero mai altrove, cose che sarebbero per l’appunto indicibili altrimenti. Forse perché è un luogo di passaggio e di respiro, ormai non più dentro, ma non ancora fuori”.
(Nathalie Sarthou_lajus. L’arte di trasmettere (pag. 34/36). Edizioni Qiqajon)