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Vestire
1983
Mi piace il vestire quando diventa la seconda pelle.
Mi piace vivere quando le cose fuori diventano
qualcosa di me dentro.
L’uomo che interrogava troppo se stesso
e che si guardava troppo allo specchio
è ancora parte di me.
Le domeniche senza progetti, fatte di riposo stanco
mi ricordano che non sono ancora cambiato.
Il cerchio sta quasi per chiudersi
ma poi ritorna a costruire una spirale,
giorno dopo giorno sempre più grande.
Qualcuno un giorno disse all’uomo:
“Non mi serve il tuo cerchio”,
ed oggi queste parole ritornano
belle più che mai.
Io, che sono di questa stanza,
ritrovo un nuovo punto
su cui costruire: bellezza del creato
perché abisso dell’anima.
E tu che hai un muro a cui appoggiarti,
non dimenticare: il muro può cadere!
Camminava contenta di vivere quel mattino
ma il suo sangue si disperse sull’asfalto.
E la mamma disse: “Non piangere”
e questo bastò.
Gioia di vivere perché la vera fiamma
è difficile da spegnere.
Il tempo è passato, ci troviamo ancora la sera
a parlare di noi,
lei porta sempre il suo bel vestito rosa
con innumerevoli foglie stampate sullo sfondo.
Non consolarmi, un uomo sta cantando
la sua tristezza.
Un bambino un giorno imparò
a non guardarsi allo specchio
se stava sanguinando
ma lo chiese al primo che incontrò per strada.
Io sono quel bambino,
ma tu sei anche quel bambino
non dimentichiamocelo!